Ieri ho fatto una scelta: abbandonare le mia pigrizia e andare in mezzo alla manifestazione armato solo del mio telefono e della voglia di ascoltare. Ho iniziato una serie di dirette su Facebook, interrotte solo dalla mancanza di campo. Il mio obiettivo era semplice ma potente: conoscere da vicino chi sono davvero i manifestanti, capire le loro emozioni e, soprattutto, intravedere che tipo di società del futuro stanno sognando.
E quello che ho trovato è stato sorprendente e rigenerante.
Ero una delle pochissime persone “di una certa età”; la folla era composta in gran parte da ragazzi, studenti e universitari. Erano fantastici. Ad un certo punto dovevo scavalcare un muretto e li ho sentito prepotentemente la mia età, il mio cervello mi diceva di scavalcarlo con un salto, il mio corpo rispondeva “ma tu si pazz”.
Ho dedicato il mio tempo a sentirli, a farli parlare, perché, diciamocelo, chi ha qualche anno in più ha imparato a conoscere i meccanismi della narrazione mediatica dominante.
Oltre la Telecamera
Siamo ancora troppo influenzati da un modello di comunicazione che riduce ogni protesta a un semplicistico scontro: “o c’è un regime o c’è un padrone”. Basta piazzare una telecamera a 150 metri e, in un attimo, manifestanti pacifici diventano “criminali”, con la solita dinamica di lacrimogeni lanciati e respinti.
La televisione, ancora seguita fedelmente da una generazione che ne subisce quotidianamente il bombardamento, tende a trasformare i ragazzi animati da ideali in “terroristi” o a giustificare azioni estreme. Questa narrazione, che va in scena da decenni, finisce per influenzare pesantemente il voto di molti.
Ma la verità che si respira in strada è un’altra.
La Società del Futuro
Ieri, in quella marea di giovani, ho sentito un profumo di libertà inebriante. Ho trovato sentimenti genuini, ideali forti e una lucidità che stride in modo clamoroso con una certa politica più preoccupata di fare i propri affari “costi quel che costi”.
Questi ragazzi non sono semplicemente “contro” qualcosa; sono fortemente a favore di un mondo più giusto, più equo e più libero. Sono loro la smentita vivente di un sistema che cerca di etichettarli e delegittimarli.
Da ieri mi sento più vivo, perché ogni singola persona che ho incontrato mi ha donato una parte della sua speranza e della sua energia. Sono la prova che l’impegno per un futuro migliore è vivo e vegeto.
P.S. In questi giorni avevo scritto una canzone, “Saremo Liberi”, che, in un’incredibile coincidenza, si adatta perfettamente e in modo spontaneo a tutto quello che sta succedendo.

