In Italia, l’accesso a Medicina non è mai stato una cosa pulita. Per anni, il test è stato il giocattolo dei professori potenti, i veri “padroni” dell’università, che decidevano chi entrava e chi restava fuori. Non lo facevano per la didattica, ma per il potere.
Volevano controllare tutto: gli ingressi, i posti, i favori. È la solita storia, quella dei raccomandati, dei figli di papà, dei nipoti dei colleghi, delle amicizie che contano. Un sistema blindato, fatto per proteggere sé stesso e non certo i ragazzi che sognano di salvare vite.
Mentre loro si tengono stretti questi privilegi, che succede fuori? Gli ospedali sono un disastro, i pronto soccorso non reggono più e i nostri medici migliori scappano all’estero. Nonostante l’emergenza, nessuno ha avuto il coraggio di cancellare il numero chiuso. Nessuno!
Anche l’ultimo governo ha fatto finta di cambiare, dando un nome nuovo al test – il TOLC-MED – ma è una presa in giro. La sostanza è identica: pochi posti, tante speranze distrutte.
Poi è arrivata la trovata di farci credere che ci avrebbero aperto la porta. Quella del “semestre filtro”, di cui tanto si è parlato: ti illudono, ti fanno pagare, ti fanno studiare come un matto per sei mesi, e poi se sbagli sei fuori, senza appello. È un imbroglio, una falsa apertura che serve solo a nascondere il vecchio sistema. Una porta che si apre solo per farti inciampare.
E chi resta in piedi? Solo chi parte avvantaggiato, chi ha la famiglia che paga scuole private e ripetizioni. Gli altri, quelli che magari si fanno il mazzo, che lavorano per mantenersi, vengono travolti e buttati via.
Noi continuiamo a inventare modi per eliminare i ragazzi, mentre guardiamo il resto d’Europa. Lì non fanno questi massacri con un test unico in un giorno. Guardano i voti, il percorso, le capacità reali. Non mettono barriere assurde solo per difendere un sistema stanco e vecchio.
E sapete chi applaude a tutto questo? I “baroni” di prima, che non vogliono cambiare nulla. Meno studenti significano meno problemi: non devono costruire nuove aule, non devono assumere nuovi docenti. Meno ragazzi da gestire, più controllo su chi entra, e più spazio per gli amici degli amici.
La cosa più folle è questa: l’Italia sta affogando perché non trova medici. Ci mancano migliaia di professionisti, i reparti chiudono, le liste d’attesa sono infinite. È una crisi vera, ma noi cosa facciamo? Alziamo altri muri! È come morire di sete e stringere il rubinetto dell’acqua.
La verità è semplice, ma fa male. L’Italia ha bisogno disperato di medici, non di stupide barriere decise nei corridoi universitari. Se continuiamo a chiudere le porte, a proteggere i privilegi e a non dare una chance a chi merita, un giorno potremmo essere in un letto d’ospedale e scoprire che il medico non c’è. E non sarà colpa dei giovani, ma di chi ha deciso di lasciarli fuori.

