Lo dico apertamente: so che chi mi segue può trovarsi davanti a cose molto diverse. Un giorno scrivo di politica, un altro di musica, un altro ancora mi dedico a immagini, video e grafiche. Anche le mie canzoni non sono mai due uguali. Non potrei farle diversamente: mi annoierei, e se non mi diverto smetto di scrivere.
Non seguo un unico stile perché non sono fatto di un solo ascolto. Scrivo secondo il mood del momento: a volte in italiano, a volte in napoletano. Rock, blues, pop, elettronica. Quello che arriva, arriva. Fa tutto parte della stessa storia.
Viene tutto da quel jukebox che avevo sotto casa da bambino. Era un jukebox “conteso”: metà pieno di Rolling Stones, Bob Dylan, Beatles e Doors. L’altra metà di Mario Merola, Pino Mauro e dei cantanti “di giacca”. Hippies fuori, Napoli dentro. Tutto insieme, nello stesso spazio, senza chiedere permesso. Da lì viene tutto. Anche il fatto di non riuscire a stare fermo in un solo posto.
Così è nata “Stai comme a me”. Una canzone che, a un certo punto, ha trovato una voce che non era più solo la mia. L’ho affidata a Monica Sarnelli. In questi giorni la stanno registrando e io sono in attesa della sua versione, della sua voce blues, del modo in cui la canzone tornerà indietro cambiata. La aspetto con rispetto, emozione e gratitudine.
Non cerco una collocazione e non mi serve un’etichetta. Ognuna di queste cose fa parte di me. Ed è giusto così.

