Questo non è un’operazione nostalgia.
È un diario a puntate.
Tra il 1983 e il 1985 ho scritto e pubblicato un disco che, per molti anni, ho preferito mettere da parte.
Non perché le canzoni fossero sbagliate, ma perché il risultato finale non mi rappresentava.
Il suono, le scelte, il momento.
Per quarant’anni ho conservato i master originali, le pizze Studer da due pollici, come si conservano le cose irrisolte: senza toccarle troppo, ma senza buttarle via.
Oggi ho deciso di rimetterci mano.
Un pezzo alla volta.
Non per riscrivere il passato, ma per riascoltarlo con orecchie diverse.
Ogni brano è una pagina.
Ogni remix è una rilettura.
Non c’è una tesi da dimostrare, solo una memoria che torna a parlare.
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