Era il 2021 quando scrissi questa canzoncina: “𝗔𝘂𝗴𝘂𝗿𝗶 𝗮𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗲𝘁𝗮”.
Venivamo appena fuori dalla pandemia, da mesi di distanze forzate, di gesti trattenuti, di abbracci rimandati. Il distanziamento sociale ci aveva lasciato addosso una fame nuova: quella di tornare a toccarci, a sentirci vicini davvero. Quel Natale diventò per me il pretesto per lanciare un’idea semplice ma potente: con l’anno nuovo, forse, avremmo potuto ricominciare ad abbracciarci.
Chiesi ad 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐓𝐮𝐦𝐨𝐥𝐢𝐥𝐥𝐨 di cantarla. Anche lei aveva una gran voglia di interpretare qualcosa di natalizio: pensava ai classici, poi le feci ascoltare il brano e mi diede subito l’ok. Ognuno di noi registrò da casa propria, come si faceva in quel tempo sospeso.
𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕𝒐 𝑷𝒆𝒓𝒓𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒃𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒊𝒂, 𝑳𝒖𝒊𝒈𝒊 𝑬𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒐𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆 𝒆 𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒓𝒓𝒂𝒏𝒈𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊, 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒍𝒐 𝑽𝒊𝒓𝒈𝒊𝒍𝒊𝒐 𝒂𝒍 𝒃𝒂𝒔𝒔𝒐, 𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒆𝒍𝒍𝒐 𝑪𝒂𝒔𝒄𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒓𝒄𝒉𝒊.
Quando lavoravo a “Auguri al mio Pianeta” sentivo il bisogno di darle uno spessore che andasse oltre la musica.
In quel periodo mi confrontavo spesso con Lello Savonardo, sociologo e coordinatore dell’ Osservatorio Giovani dell’Università Federico II.
Gli sottoponevo il testo, parlavamo del clima sociale e dei bisogni delle persone, soprattutto dei più giovani.
Ci lavorammo per qualche giorno e il 19 dicembre la pubblicammo, dopo aver girato il video tra piazza Dante e il vicolo di San Gregorio Armeno, con addosso quella sensazione fragile ma luminosa di rinascita.
Sono passati quattro anni.
E questa canzoncina, puntuale, ogni Natale riemerge dai ricordi di Facebook. Solo che quest’anno quel sentimento di nostalgia è più forte. Lo scenario è completamente cambiato: il mondo sembra essersi irrigidito, ripiegato su se stesso.
𝐒𝐨𝐟𝐟𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝒊 𝒗𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚, 𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨,, e le parole dividono più di quanto uniscano.
Stiamo correndo ad armarci, e siamo pronti a sacrificare le vite di chissà quanti giovani in una guerra che ha senso solo per chi ci si vuole arricchire.
E mentre figure come Trump tornano a dettare l’agenda globale a colpi di slogan urlati digrignando i denti, quel verso , “𝐒𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐞𝐫𝐚̀ 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞”, oggi risuona con un’intensità nuova, quasi dolorosa, ma necessaria.
Nel frattempo Alessandra è diventata madre della bellissima Vittoria. L’ultima volta che l’ho vista era novembre 2023, durante Bar Stella. Il tempo è passato, le vite sono andate avanti, ma certe emozioni restano intatte, pronte a riaffiorare.
Penso a Gaza, e sento il peso di quelle vite spezzate, di quei bambini che non conoscono abbracci ma solo paura.
L’invito, quest’anno, è quello di ritrovarci come persone. Di provare a capirci tutti, davvero. Di immaginare un abbraccio che escluda tutto il resto: i partiti, la politica urlata, le fazioni, il tifo. Un abbraccio che non divida, ma che tenga insieme, mentre tutto sembra spingerci a scegliere un “noi” contro “loro”.
E il desiderio, forse il più grande, è che nel 2026 tutti, davvero tutti, possano vivere una serenità autentica. Essere ascoltati, essere considerati, da istituzioni capaci finalmente di accogliere la voce e i bisogni di ognuno.
Perché, in fondo, alla gente basta questo: sentirsi serena.
Dimentichiamo, almeno per qualche minuto, le cose che ci separano. Quelle stesse cose che troppo spesso finiscono per avvantaggiare pochi, e che non ci restituiranno mai quell’abbraccio di cui abbiamo ancora, disperatamente, bisogno.
𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗡𝗮𝘁𝗮𝗹𝗲.
𝗘 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘂𝗻 𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲, 𝘀𝗲 𝗹𝗼 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.
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