Ci sono immagini che sembrano arrivare da un tempo sospeso, come se la storia avesse deciso, per una sera, di fermarsi a respirare.
Le luci calde, i costumi, i passi lenti delle danze medievali: tutto parla una lingua antica, fatta di attese, di promesse sussurrate, di amori che non chiedono permesso al tempo.
La colonna sonora che accompagna questo video è My Love Is Like a Red, Red Rose. Una melodia semplice e struggente, che nasce da parole scritte più di due secoli fa e che continuano, ostinatamente, a riconoscerci.
La rosa rossa non è solo un simbolo d’amore: è qualcosa di vivo, fragile, destinato a fiorire e a ferire allo stesso tempo.
Nel testo si parla di ten thousand miles. Diecimila miglia.
Una distanza enorme, quasi inconcepibile, che non è solo geografica. È la misura degli ostacoli, delle rinunce, delle strade che si allungano quando l’amore non può restare dove vorrebbe.
Per alcuni amori — come quello di Alfonso e Lucrezia — quelle diecimila miglia non sono una scelta romantica, ma una necessità. A volte devi allontanarti da ciò che ami non perché smette di importarti, ma proprio perché importa troppo.
Rivedendo queste immagini oggi, mi accorgo che quella distanza non è soltanto dolore. È anche protezione. È il tentativo, imperfetto e umano, di salvare qualcosa che altrimenti rischierebbe di andare perduto.
Come una rosa rossa lasciata crescere lontano dal gelo, con la speranza che continui a fiorire, anche senza di noi.
Questo video è un frammento di festa, certo. Ma è anche una piccola meditazione sul tempo, sull’amore e su tutto ciò che siamo costretti a lasciare indietro per restare interi.
E mentre la musica scorre, mi piace pensare che, da qualche parte, quelle diecimila miglia siano solo un numero. E che ogni distanza, prima o poi, trovi il modo di farsi racconto.

