Questa melodia è rimasta chiusa in un cassetto per quasi trent’anni. Era il 1997, avevo una casa editrice musicale e una fissa totale per la musica per il cinema. In quel periodo ho scritto oltre 1500 titoli: frammenti, visioni, ossessioni sonore. Oggi inizio a tirarli fuori, uno alla volta, partendo da quelli che hanno ancora la forza di parlare.
“Fratelli d’Italia” non è un inno. È il lamento di un Paese che non ha mai smesso di nutrirsi di sale e di silenzi. È la colonna sonora di una fratellanza che non esiste, fatta di catene, faide dell’entroterra e di un potere patriarcale che non concede sconti. Un’eco che rimbalza tra corridoi dove l’aria si fa pesante e il riconoscimento cede il passo a una gestione del potere che non prevede alleati, ma solo gerarchie del sospetto. Un pezzo di terra arsa che rimetto in gioco oggi, perché l’amaro che sentivo allora è lo stesso di adesso.

