Marigliano chiama, casa mia risponde col deserto, l’indifferenza e l’odio: cronaca di un abisso culturale.

Ieri sera, nella Sala Consiliare di Marigliano, ho visto qualcosa che mi ha rimesso al mondo. Non è stata la solita “recita” della Shoah, quella con le facce di circostanza e le frasi fatte per sentirsi buoni una volta all’anno. È stato un momento vero, crudo, messo in piedi da un gruppo di professori e di alunni che hanno avuto il coraggio di dire la verità: che la Storia non è un libro chiuso in soffitta.

Hanno tracciato un filo che parte dai campi di sterminio e arriva dritto ai nostri giorni. Hanno parlato del Mediterraneo, che oggi è diventato un cimitero silenzioso, e di Gaza; hanno parlato di come la violenza e il razzismo stiano tornando a bussare forte, anche nelle strade di nazioni che credevamo al sicuro. È stato un momento di cultura altissima fatto in un posto dove spesso si pensa che i problemi siano altri, dimostrando che quando la scuola e le istituzioni vogliono, sanno svegliare le persone.

Poi, però, sono tornato a casa mia. E ho sentito il gelo.

Mi sono chiesto: perché qui da noi questa scintilla non scatta mai? Perché nel posto dove vivo io la solidarietà sembra un lusso per pochi e il pensiero critico viene guardato con sospetto? La risposta, purtroppo, è che il mio è un paese che da sempre è in mano alla destra, e che da sempre ne sfrutta la profonda ignoranza.

Qui la politica sembra aver dimenticato che il suo compito sarebbe quello di far crescere la comunità, non solo di gestire soldi e potere. Troppo spesso vediamo amministratori che, alimentati da un ignoranza diffusa, preferiscono circondarsi di linguaggi aggressivi e di ideologie che sanno di vecchio, di muri e di chiusura. È una politica fatta di opportunismo, dove da sempre vince il più forte magari giustificando anche le follie che arrivano da oltreoceano, piuttosto che fare la fatica di restare umani. Qualcuno di loro, sta facendo apertamente propaganda al Si per il referendum sulla “riforma” (chiamiamola cosi) della giustizia, e giustifica la follia di Trump, che prima o poi ci porterà al prossimo conflitto planetario.

Il divario è evidente e fa male:

Nelle istituzioni: Dove si dovrebbe coltivare l’accoglienza, spesso si sente l’eco di una propaganda che soffia sul fuoco della paura. Si preferisce l’alleanza con il “vento del momento” invece di avere una schiena dritta e dei valori che non si vendono al primo affare che passa.
Probabilmente anche da noi si organizzano manifestazioni sulla Shoah, sulla violenza o sul razzismo, ma hanno il fiato corto delle cose fatte per dovere. Sono riti di facciata, messi in piedi per inseguire l’onda emotiva dei media nazionali e, soprattutto, per mettersi la coscienza a posto.

Ma il picco di questa messa in scena a scopo di nobilitazione politica si raggiunge nelle celebrazioni di Falcone e Borsellino. È qui che il paradosso diventa insostenibile: vedere i nomi di chi ha dato la vita contro la mafia usati come scudo morale proprio da chi è sempre stato tra le fila di Forza Italia, un partito fondato da Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno per mafia. In questo momento fanno aperta propaganda al Si sulla riforma della giustizia, che metterà il guinzaglio all’autonomia della magistratura tra le mani del governo, uno dei pensieri fissi di Silvio Berlusoni, Capo di Forza Italia, e della loggia massonica P2.

Nelle scuole: Vedere quei docenti a Marigliano mi ha fatto capire quanto sia pericoloso quando la scuola si addormenta e diventa un ufficio come un altro, preoccupata di non disturbare il potere diventandone spesso complice, invece di insegnare ai ragazzi a tenere gli occhi aperti.

Non possiamo accettare che la Memoria sia solo una data sul calendario, se poi nella vita di tutti i giorni accettiamo che l’indifferenza diventi la regola. Ieri a Marigliano ho visto una luce; qui da noi, vedo una politica che preferisce stare nell’ombra del “si è sempre fatto così” e della convenienza.

La dignità di un territorio non si misura con gli affari o con i consensi, ma con la capacità di guardare in faccia la realtà, senza filtri e senza paura. Io scelgo di non girarmi dall’altra parte.


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