La lezione del DOVE

Da bambino, alle elementari, in classe con me c’era un ragazzo che faceva il pastore. Era sempre pronto alla rissa, un carattere duro, scostante. Io, però, grazie alla mia stazza, riuscivo quasi sempre a contenerlo. Era un equilibrio strano, ma funzionava.

Un giorno arrivò a scuola diverso. Calmo, gentile persino. Mi disse che voleva mostrarmi una cosa meravigliosa: “le pietre vive”. Le conoscevo già, quelle pietre che si illuminavano al buio e che da piccolo mi affascinavano. Così lo seguii.

Mi portò vicino al grande masso di fronte alle grotte, il posto dove lui pascolava il gregge ogni giorno, da quando era nato. Si muoveva con una naturalezza impressionante lungo il bordo di uno strapiombo di cento metri, come se fosse un marciapiede. Io, invece, avanzavo aggrappato a un arbusto, paralizzato dalla paura e dalle vertigini.

Fu lì che cambiò tutto.

Il suo atteggiamento si trasformò all’improvviso. Nel suo territorio si sentiva onnipotente. Padrone. Mi afferrò per un braccio, sospeso sul vuoto, e dovetti pregarlo a lungo prima che decidesse di lasciarmi andare. Ero terrorizzato. Quelle immagini mi sono rimaste addosso.

Da quel giorno ho capito una cosa che mi accompagna ancora: il “dove”.

Il luogo che abiti, che conosci, che domini, cambia tutto. Cambia i rapporti di forza, le percezioni, i ruoli. Ti mette in alto o ti schiaccia, a seconda di dove ti trovi e di quanto quel posto ti appartiene.

Ogni volta che nella vita ho dimenticato questa verità, il prezzo da pagare è stato sempre lo stesso: ritrovarmi, di nuovo, a un passo dal vuoto.

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