C’è un istante preciso in cui la musica smette di essere un viaggio e inizia a scontrarsi con la gravità. Per me quell’istante è stato il 1996.
Ero un ragazzo con la chitarra in mano e la testa sempre altrove, abituato a muovermi tra i suoni e l’imprevisto. Poi, d’improvviso, il mondo ha alzato il volume delle sue pretese: le responsabilità, le bollette, una casa da tenere in piedi, i figli. Erano realtà necessarie, ma spaventose. Sembravano progettate per soffocare tutto il resto.
In quel momento ho scritto “Alma”. È stata l’ultima cosa che ho fatto prima di posare la penna.
Non è stato un addio, è stato un atto di conservazione estremo. Ho preso la mia parte più autentica, quella che non volevo vedere sporcata dal cinismo del quotidiano o dalla fatica di arrivare a fine mese, e l’ho messa sotto azoto liquido. Ho spento la luce e ho chiuso la porta per vent’anni.
Il letargo della creatività
Per due decenni ho fatto quello che andava fatto. Ho vissuto, ho costruito, ho affrontato la “realtà” con la faccia dura di chi non ha tempo per i sogni. Pensavo che quel file fosse ormai un reperto di un’altra vita, un eco di qualcuno che non esisteva più.
Ma l’azoto liquido ha una proprietà particolare: non distrugge, preserva.
Quando, vent’anni dopo, ho riaperto quel file, mi aspettavo di trovarci un estraneo. Invece ho trovato uno specchio. Le parole erano ancora calde, le note erano ancora lì, pulsanti, come se avessero aspettato che il rumore delle bollette e delle responsabilità si placasse un istante per tornare a farsi sentire.
Non era finita, era in attesa
Rileggere “Alma” oggi non è un’operazione nostalgia. È la consapevolezza che la creatività non muore mai per inedia; al massimo va in letargo per autodifesa.
Ho capito che quegli anni di silenzio non sono stati tempo perso, ma il tempo necessario perché io diventassi l’uomo capace di finire quello che quel ragazzo aveva iniziato. La scintilla non si era spenta; stava solo aspettando che io fossi pronto a gestirne l’incendio.
Oggi “Alma” è fuori dal ghiaccio. Ed è più viva che mai.

